lunedì 25 febbraio 2008

Riflessioni sul pensiero di Carlo Sgorlon.

Ho finalmente trovato l'articolo segnalato da Isa - ecco il link al sito connessomagazine - inerente la lectio doctoralis pronunciata in occasione del conferimento della laurea honoris causa in Scienze della formazione primaria da parte dell'Univeristà di Udine a Carlo Sgorlon, noto scrittore friulano. Posto alcune interessanti affermazioni dello stesso Sgorlon durante la cerimonia, svoltasi al cinema Visionario di Udine, significative in quanto molto esplicative del pensiero dell'autore.



"Per salvare la Terra bisognerebbe tornare a forme di vita simili a quelle della civiltà contadina, con il vanatggio però di possedere la miracolosa tecnologia dei nostri tempi."



"O smettiamo di alimentare l'effetto serra e gli infiniti inquinamenti del nostro pianeta - ha affermato Sgorlon -, o su di esso la vita diventerà presto impossibile. Bisognerebbe radicalmente cambiare cultura, tornare a forme di vita parsimoniosa e sacrale."



"I miei libri - ha sottolineato il neo dottore- non si limitano a rappresentare i mali e le deformazioni del mondo, ma cercano di fornire modelli umani e di comportamento positivi, simili, almeno in alcuni versanti, a quelli della civiltà contadina, caratterizzata dalla parsomonia e da una religiosità istintiva e totalizzante."



Nulla da dire sulle sull'importante concetto di cambiare stile di vita per porre un argine al devastante problema dell'inquinamento globale. Su questo sono perfettamente d'accordo. E' il continuo riferimento a una quasi mitica "civiltà contadina caratterizzata da una religiosità istintiva e totalizzante", che mi lascia perplesso. In generale è il riferimento a questo passato mitico e dorato, dove tutto andava bene, che non condivido per niente. Una volta la vita era sì "parsimoniosa", ma per il semplice motivo che la gente vivena in condizioni di povertà estrema, non certo perchè l'umanità era migliore, secondo me. Anche la "religiosità istintiva e totalizzante" secondo me è un concetto altamente discutibile, forse riconducibile alla condizione di estrema ignoranza nella quale era costretto il popolo. Insomma, non sono per niente convinto che una volta la gente fosse migliore. Semplicemente, era molto più povera e ignorante. IMHO.

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Sono d'accordo. Mia nonna mi ha raccontatao certe storie... :(
altro che "età dell'oro"! La vita nei campi era durissima. Sacralità?! Ma dove?! Miseria, povertà, ignoranza, incesti in famiglia... meglio lasciare perdere certi discorsi...

Anonimo ha detto...

Discorsoni teorici che non servono a molto. Anzi, non servono a niente. O forse servono solo a dare un'aura "intellettuale" a chi li pronuncia.

Anonimo ha detto...

Bha! Non credo che una volta si stesse tanto meglio. Anzi. La vita nelle campagne era un inferno. Forse Sgorlon si è rifuguato in una realtà contadina tutta teorica e idealizzata. Comunque molto distante dalla miseria nera - morale e materiale - in cui era costretta a vivere la gente.

Un cittadino senza speranza.

freemind ha detto...

Coraggio, cittadino senza speranza, tieni duro! ;)

Anonimo ha detto...

Questa storiella del passato agreste cui tornare per salvare l'umanità, questo ritorno a un passato idealizzato e mai esistito ha veramente scassato. Siamo nel mondo reale, non su Venere.

Anonimo ha detto...

Comunque in pesiero di Sgorlon non è da cestinare in toto. In fondo, a modo suo, questo scrittore è uno dei pochi friulani che ha raggiunto un certo successo. Ci sarà pure un motivo!

Anonimo ha detto...

Nessuno ha detto che Sgorlon sia uno scrittore da cestinare. Qui stiamo facendo dei distinguo su alcuni aspetti del suo pensiero (anzi, da quello che si suppone essere il suo pensiero). Tutto qua.