mercoledì 5 marzo 2008

Aspro e dolce.

Mauro Corona è probabilmente uno dei pochi scrittori friulani che hanno raggiunto un buon successo di pubblico e di critica. Mi dissocio subito dai puristi che non lo considerano un autore friulano in quanto nato a Pinè (in Trentino), e non nel Friuli. Cavilli formali secondo me insignificanti e avvilenti. Molti - forse troppi - vedono in lui quasi un guru, uno che può indicare la strada a chi si è smarrito nel cammino nella vita. Come sempre, gli estremi sono eccessivi. Corona è uno scrittore che forse ha avuto un successo eccessivo. A me non è per niente dispiaciuto il suo primo libro, "Il volo della martora", ma non posso che esprimere forti perplessità sulla sua produzione letteraria successiva. In particolare, uno dei suoi libri meno riusciti (secondo me) è "Aspro e dolce". Premetto che ho la massima considerazione per chi fa la scelta di condividere le proprie esperienze e il proprio vissuto, i propri pensieri e le proprie aspettative di vita, con la franchezza che comunque contraddistingue - nel bene e nel male - questo autore. Una scelta coraggiosa che espone chi la fa a molte critiche. Da questo punto di vista, onore al merito. Entrando nel dettaglio, molti vedono in questo lavoro di Mauro Corona una condanna all'alcolismo e alle devastanti conseguenze che derivano dall'abuso di alcolici. Secondo me l'effetto che questa opera ottiene è esattamente il contrario di quella che l'autore vorrebbe che avesse (sempre che io non abbia frainteso il suo pensiero). Per molti giovani (e non solo giovani), Mauro Corona è diventato un mito. Leggere la vita vissuta (o presunta tale) degli abitanti di Erto, passata tra sbronze colossali, donne ambigue, risse furibonde per un nonnulla, rischia alla fine di diventare un inno alla trasgresione gratuita e autodistruttiva per le menti più giovani e meno vissute. Il fatto di rivestire questo nucleo centrale con i temi tanto sbandierati dal buon Mauro Corona (la montagna, la natura, gli animali, l'ambiente) non salvano certo un lavoro zoppicante dal punto di vista stilistico e dal punto di vista dei contenuti, nonchè troppo lungo e ridondante. Insomma, un libro secondo me altamente discutibile, nella sostanza e nella forma. Il fatto che molti pensino che sia un lavoro costruito a tavolino, con grande maestria, per rivestire di un aura poetica del tutto artefatta degli avvenimenti che di poetico non hanno nulla, è ampiamente giustificata. Spero che il buon Mauro non si esponga nelle sue prossime produzioni letterarie a critiche di questo tipo, dimostrando con i fatti di essere un autore vitale che, lungi dall'idea di sedersi sugli allori e scrivere solo per compiacere il proprio conto in banca, abbia veramente qualcosa da dire a chi compra i suoi libri.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Hi hi hi... freemind... adesso mi critichi anche un mostro sacro della (presunta) cultura friulana??

Anonimo ha detto...

Corona è uno dei tanti furbetti che ha capito come vendere bene ai gonzi... una specie di Moccia montanaro che alle griffe sostituisce le damigiane di vino.
Ma non critico lui: fa bene a spennare i gonzi, che non chiedono niente di meglio. Bel post.

freemind ha detto...

Corona mi ha recentemente lasciato molto perplesso. Comunque mi sembra giusto che ognuno esprima liberamente il suo pensiero nei confronti di questo autore (così come nei confronti di qualunque altro scrittore).
Buona serata a tutti.